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Il Pirlo non è un calciatore

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Le prime volte che andavo a Brescia a consegnare i nostri sistemi gestionali notavo nella lista dei prodotti in vendita il Pirlo. All’inizio non ci facevo troppo caso. Poi però, vedendo che moltissime feste lo inserivano nella lista, ho iniziato a cercare informazioni su questo prodotto. Ho scoperto che è un aperitivo e non ha nulla a che fare con il calciatore.

Andrea Pirlo, l’ex calciatore, è bresciano ma il nome di questo cocktail preserale non deriva assolutamente dal suo cognome ma dal dialetto bresciano. La traduzione di Pirlo in bresciano significa caduta, ruzzolone con capriola. Quindi il nome dell’aperitivo deriva proprio da questo perchè l’effetto del liquore versato nel bicchiere sembra proprio una capriola, una caduta, un Pirlo. La ricetta lo avvinca moltissimo al più conosciuto Spritz ma guai a confonderlo. Per i veri bresciani è un eresia scambiare l’aperitivo più in voga con il Pirlo. Pirlo che, a detta loro, è nato molto prima e quindi ha più storia, più tradizione.

La ricetta originale

Nell’aperitivo bresciano troviamo vino bianco fermo, Campari e acqua frizzante. Ovviamente poi ogni locale ci mette del suo. Alcuni sotituiscono il Campari con l’Aperol. Altri ancora il vino bianco frizzante al posto del più tradizionale vino bianco fermo. Molte volte l’acqua viene sotituita con il Selz. Sta di fatto comunque che il Pirlo è un marchio doc bresciano. La “ricetta tradizionale” lo vuole servito in classici bicchieri da bar (tumbler da bar) senza ghiaccio con aggiunta eventualmente di una scorza di limone. E’ chiaro però che poi, con la voglia di “modernità imperante”, il classico bicchiere da bar sia stato sotituito dai modernissimi bicchieri Baloon (quelli che potete vedere nella prima immagine in alto a sinistra) mentre al limone si sotituisce una fetta d’arancia. Nel Pirlo moderno fa poi la sua comparsa anche il ghiaccio.

Il Pirlo va comunque sempre accompagnato da stuzzichini salati, preferibilmente di origine lombarda. Su tutti la polenta fredda con qualche fetta di salame (possibilmente nostrano), pancetta, formagella e magari qualche fungo. Molti lo servono abbinandolo a ben più esotici nachos oppure ad altri prodotti salati. Ma con questi ultimi ci allontaniamo ovviamente da quello che vuole la tradizione bresciana.

Ultimamente in qualche festa della bassa pianura bresciana, per intenderci tra Verolanuova, Manerbio e Leno ho sentito parlare anche del Pirlone. Un doppio Pirlo accompagnato ovviamente da abbondanti piatti di affettati. Praticamente un Happy Hour made in Brescia.

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